
Elegante e imponente il Castello sovrasta tutta la valle del Tevere.
Ricostruito nel XVI sec. su un fortilizio preesistente, è a pianta quadrata, con torri agli angoli. All'interno un bel cortile rinascimentale con doppio loggiato, su cui affacciano numerosi ambienti di pregio. Tra questi la cappella che contiene una serie di affreschi del '600, di buona fattura, che possono essere considerati come una sorta di memoria visiva della storia di Alviano.
Nella cappella è raffigurato infatti il miracolo di San Francesco e le rondini, avvenuto nel 1212 proprio ad Alviano - " ... si puose a predicare comandando prima alle rondini che cantavano che tenessero silenzio... " (Fioretti) - ma è presente anche il volto di Donna Olimpia, la committente di quegli affreschi. È opera contemporanea invece il volto di Bartolomeo raffigurato nella sala consiliare; le fattezze sono quelle reali, tratte da una moneta del Cinquecento coniata dalla Repubblica di Venezia.
Ancora oggi il Castello, sapientemente restaurato, è il fulcro della vita cittadina: il piano nobile ospita il Municipio; al piano terra si trova il Centro di documentazione audiovisiva sull'Oasi di Alviano, oltre a un centro convegni moderno e attrezzato; nei sotterranei vi sono mostre permanenti di arte moderna e il Museo della Civiltà Contadina, che conta oltre mille oggetti.
Di recente, proprio in onore del suo antico padrone, il Castello è diventato sede del Centro studi sui capitani di ventura.
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Sorge sulle fondamenta di un primitivo nucleo fortificato, la cui costruzione si fa risalire ad Offredo di Monaldo III, conte di Nocera, amico dell'imperatore Ottone III (980-1002), che ne fece il primo feudatario e il capostipite di questa famiglia. Con il succedersi delle generazioni, gli Alviano s'imparentarono con le più importanti famiglie della zona: i Baschi-Carnano, gli Offreduzzi di Guardea, i Montemarte di Lugnano. Nel 1208 gli Alviano mediarono la pace tra Todi e |
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Amelia; san Francesco fu loro ospite e predicò nel castello facendo tacere le stridule rondini. Nel 1220 Ugolino I d'Alviano ricopri la carica di podestà di Todi; nel 1289, nel 1292 e nel 1298 Offreduccio II d'Alviano ottenne la podestaria eugubina e nei 1306 quella perugina; il 30 giugno del 1305, insieme a Filippo I di Giacomo I Bigazzini, entrò a Foligno mettendo in fuga Corrado e Gerardo Anastasi che si rifugiarono a Todi: l'avvenimento portò all'elezione a capitano del popolo di Nallo di Corrado I (chiamato anche Trincia I) dal quale iniziò l'egemonia dei Trinci che si sarebbe protratta per 134 anni. Nel 1285 Ugolino II divenne podestà d'Orvieto (nel 1313 anche capitano del popolo) e nel 1301 podestà d'Amelia, carica che gli Alviano mantennero per oltre un secolo. Nel 1308 Carlo e Offreduccio II d'Alviano furono cacciati dai ghibellini amerini che v'insediarono Bindo dei Baschi (1313). La rocca ritornò in possesso di Francesco d'Alviano che vi stabili la propria residenza. Francesco sposò Isabella degli Atti e dalla loro unione nacque a Todi nel 1455 Bartolomeo, il più illustre esponente di questa famiglia, condottiero ed architetto militare, che combatté anche al servizio di Venezia (dal 7 ottobre 1498). Di piccola statura fisica, ma di vivace intelligenza e di un coraggio senza limiti, fu proclamato anche signore di Pordenone e ricostruì la potente rocca dopo che nel 1495 il vecchio castello era stato distrutto dai chiaravallesi; fece anche decorare alcune sale con fregi da Giovanni Antonio de Sacchis, detto il Pordenone. |
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testa di medusa. All'interno si trova la cappella gentilizia con affreschi del secolo XVII che illustrano la vita di san Francesco e un cortile quadrato perimetrato da archetti che in estate ospita rappresentazioni teatrali. È attuale sede del municipio, di un centro congressi, del Museo della civiltà contadina e del Centro di documentazione dell'Oasi di Alviano. |




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